Transfer aeroporto
Hotel
  1. Fecha de llegada
  2. Fecha de salida
Alquiler de coches
Voli economici

Storia di Venezia

La città di Venezia si estende su una serie di 120 isole, che emergono da un’ampia laguna, situata fra la terra ferma e il mare aperto. Dalla sua fondazione, il territorio, attualmente occupato da Venezia, era abitato da popolazioni illiriche e venete, che vivevano, lungo la laguna, in palafitte, sostentandosi con la pesca e l’estrazione del sale.

Dalla fondazione all’Impero Bizantino

I veneti, espulsi dagli ostrogoti e dai longobardi, si rifugiarono nelle paludi della foce del Po e fondarono Venezia.

Storia di Venezia, Piazza San Marco
Piazza San Marco

La posizione “privilegiata” fra paludi e acque stagnanti, cautelò Venezia dalla possibilità d’essere conquistata. Nel 810, il figlio di Carlo Magno dovette ritirare le sue navi, per non riuscire a navigare in zone paludose.

Nel VI secolo, il grande generale Giustiniano I, Belisario, conquistò Venezia. Sotto la protezione dell’Impero Bizantino, Venezia venne governata, a livello amministrativo, dall’Esarca di Ravenna. A capo del governo della città, fu imposto il Maestro Militare bizantino.

Approfittando della debolezza dell’Esarca di Ravenna, nel 697, le famiglie ricche nominarono il primo Doge, Paolo Lucio Anafesto, carica vitalizia che, inizialmente, aveva carattere ereditario, ma che, più tardi, divenne elettiva, come conseguenza delle numerose lotte di potere fra i patriarchi.

Nel 829, giunse in laguna, da Alessandria, il corpo dell’apostolo Marco, l’evangelista che successivamente diventerà il Patrono della città.



Nel 976, un incendio distrusse il centro storico, incluso Palazzo Ducale, con gli archivi della città e la prima Chiesa di San Marco.

Un avvenimento importante fu la concessione, da parte dell’imperatore di Bisanzio, di rilevanti privilegi commerciali, per l’aiuto dato dai veneziani nella lotta contro i normanni.

Venezia e Bisanzio

La relazione fruttifera con Bisanzio garantiva, a Venezia, il traffico marittimo e il commercio. L’ambasciatore veneziano usufruiva di privilegi esclusivi a Bisanzio. La sua azione diplomatica si caratterizzò per sagacia ed opportunismo. Continuarono le loro relazioni commerciali con i musulmani, anche dopo la proibizione imposta dal Concilio Lateranense (1261).

Venezia accrebbe il suo potere, grazie al commercio della seta e delle spezie di Costantinopoli (l’antica Bisanzio) e di Alessandria, trasportando gli schiavi, i pesci di Dalmazia, i tessuti, il legno e il ferro delle Alpi. Una delle attività commerciali più produttive, per l’economia dei veneziani, era la vendita nel nord d’Africa degli schiavi, acquistati nel sud della Russia. I veneziani si dedicavano anche alla vendita degli schiavi acquistati ad Alessandria e in Turchia.

Nel 1204, iniziò l’epoca d’oro di Venezia, con la Quarta Crociata. I galeoni veneziani, con a capo il Doge Enrico Dandolo, conquistarono Costantinopoli e l’impero greco fu diviso fra i veneziani e i loro alleati. Questi occuparono i numerosi quartieri commerciali delle città di Siria, Palestina, Creta e Cipro. Venezia raggiunse il suo apogeo all’epoca del famoso Marco Polo, simbolo dello spirito veneziano.

Ormai controllato il Mediterraneo, i galeoni veneziani diressero i propri interessi verso l’Atlantico. Minacciando il resto d’Europa, raggiunsero Southampton, Bruges e Londra, dove stanziarono delle colonie.

Indicativa dello splendore della Serenissima, fu la coniazione, nel 1284, di una moneta d’oro, il Ducato, che fu per tre secoli uno dei patroni monetari del mondo, insieme al fiorino di Firenze.

La Repubblica di Venezia: creazione e sviluppo

Si stabilì la Repubblica, una forma di governo che non esisteva in nessun’altra città-stato della penisola italiana.

Fin dai primi anni, l’organizzazione della Repubblica di Venezia si sforzò di evitare che un solo uomo, il Doge, concentrasse in maniera totalitaria il potere. I patriarchi non volevano, infatti, essere governati da un qualsiasi membro della loro comunità, soprattutto quando non apportava nessun beneficio al proliferare dei propri interessi economici. Nel 1148, si instituì per il Doge la "Promessa Ducale", che doveva essere accettata nel momento in cui gli veniva conferita la carica.

Nel 1177, alla figura del Doge fu affiancata quella del “Gran Consiglio”, composto dai membri scelti fra le famiglie nobili, del “Consiglio Minore”, composto da sei assessori del Doge, e del “Consiglio dei Quaranta”, ovvero una specie di Tribunale Supremo.

Nel 1223, queste istituzioni si fusero nella Signoria, formata dal Doge, dal Consiglio Minore e da tre dirigenti del Consiglio dei Quaranta. La Signoria era l’organo centrale del governo e rappresentava la continuità della Repubblica, come indica l’espressione: "Il Doge è morto, ma non la Signoria".

Nel 1229, si costruì il Senato (denominato dal Cosiglio dei Pregadi). Era composto da 60 membri eletti dal Gran Consiglio, con cui si stabiliva la politica estera e l’elezione degli ambasciatori.

Il 10 luglio 1310, si stabilì il Consiglio dei Dieci, un’organizzazione simile ad un corpo di polizia segreto, che acquisì potere e divenne l’asse centrale della politica veneziana.

L’unione dei saggi e di altri gruppi fu chiamata “Collegio”, organo di governo che formava il potere esecutivo.

Alla fine del processo organizzativo, il Doge aveva un potere personale realmente ridotto e l’autorità era esercitata per lo più dal Gran Consiglio, i cui posti divennero ereditari a partire dal 1297.

Una oligarchia di discendenza familiare governava, pertanto, Venezia.

Storia, Canali di Venezia
Canali veneziani

Durante la prima metà del XV secolo, i veneziani iniziarono la loro espansione in Italia, in risposta alle minacce d'occupazione del Duca di Milano.

Nel 1410, Venezia controllava la maggior parte dell’attuale Veneto, con città come Verona e Padova, occupando più tardi anche Brescia e Bergamo. L’Adriatico si trasformò nel "mare veneziano", il cui potere si estendeva fino a luoghi lontani, come ad esempio Cipro.

La debolezza dell’Impero Bizantino le aveva consentito di aggiungere, ai propri possedimenti, Creta, Eubea e, nel 1489, Cipro.

Nel XV secolo, Venezia era il centro del commercio mondiale e la maggior città portuale del mondo, con più di 200.000 abitanti. I palazzi si fecero ogni giorno più lussuosi, decorati da artisti come Veronese e Giorgione.

Fu in quest’epoca che Venezia raggiunse il suo massimo splendore!

La decadenza di Venezia

Se la conquista di Costantinopoli fu l’inizio del suo apogeo, la sua perdita, nel 1453, per mano dei turchi, diede inizio ad una galoppante decadenza. A ciò si unì la scoperta dell'America, che trasferì, geograficamente, le rotte commerciali più importanti.

L’Impero Ottomano era riuscito, ormai, ad espandersi lungo i Balcani e Venezia aveva iniziato a vedersi seriamente minacciata. Nel 1570, fu costretta ad abbandonare Cipro, occupata dai turchi. Poco dopo, caddero anche Creta e i suoi ultimi possedimenti nell’Egeo. Nel 1573, Venezia firmò la pace con gli Ottomani.

Con la Lega Santa, alleata della Santa Sede e della Spagna, Venezia cercò di recuperare i territori persi ma, pur vincendo nella Battaglia di Lepanto, non riuscì a riconquistarli (fu questa la battaglia in cui il famoso scrittore spagnolo, Cervantes, perse il suo braccio).

La peste del 1630 stroncò un terzo della popolazione della Serenissima. Il declino di Venezia era ormai evidente e gli Asburgo potenziarono, minando gli interessi veneziani, il Porto di Trieste. Napoli, d’altra parte, cercò di conquistare la Serenissima con la Congiura di Venezia.

Venezia come territorio di conquista

Nel XVIII secolo, Venezia, ormai uno spettro di ciò che era stata in passato, cercò di recupare il suo antico prestigio con la conquista di Tunisi.

La Rivoluzione Francese sorprese Venezia inerme e, i francesi e gli austriaci, si disputarono il suo territorio.

Pontile d'attracco a Venezia
Uno dei tanti pontili d'attracco di Venezia

Nel 1797, Napoleone Bonaparte cercò di allearsi con Venezia e, quest’ultima, negò di patteggiare. Napoleone si vendicò, mettendo fine a tredici anni d’indipendenza della Repubblica di Venezia. Saccheggiò il Bucintoro e si impossessò di tutto l’oro e gli oggetti di valore. Il Bucintoro, l’imbarcazione del Doge, fu inviata in Francia, dove fu utilizzata come prigione.

Il Doge, Ludovico Manin, e il Gran Consiglio abdicarono e si formò un governo municipale favorevole alla presenza nel territorio dei francesi. Il Congresso di Lione del 1801, convocato da Napoleone, fondò in Italia la Repubblica Cisalpina, il cui presidente era il proprio Napoleone. Poco dopo, nel 1804, proclamandosi Imperatore dei Francesi, assunse la carica di Re d’Italia.

Con la firma del Trattato di Campoformio, il 18 ottobre 1797, Napoleone cedette Venezia agli austriaci.

La penisola italiana, per la prima volta, fu unita politicamente sotto il dominio di Napoleone, e, trattandosi di una presenza straniera, si sviluppò un forte sentimento patriottico.

Nuovi scontri con gli autriaci obbligarono Napoleone ad abbandonare il territorio veneziano. Nel 1805, dopo la Pace di Presburgo, Venezia divenne parte del Regno d’Italia

Caduto l'impero di Napoleone, il Congresso di Vienna ristabilì l'assetto politico precedente alla Rivoluzione Francese. Venezia rimase in mano degli austriaci, formando parte del Regno Lombardo Veneto ma, poco dopo, si separò dalla Lombardia, che aveva scelto d'unirsi al resto d’Italia.

Venezia nell'Unità d'Italia

Il sentimento patriottico era, ormai, irrefrenabile e nascevano dappertutto le società segrete rivoluzionarie, come la Carboneria e la Giovine Italia di Mazzini.

Venezia dal vaporetto
Venezia dal vaporetto

Si produssero vari scontri e l’esercito austriaco sconfisse i rivoluzionari nella Battaglia di Rieti del 1821, ristabilendo il suo potere. Il 11 marzo, ignorando quanto accaduto a Rieti, si realizzarono nuovi attacchi a Torino, Modena e Parma.

A seguito degli scontri con gli austriaci, si creò un’assemblea che deliberò l'annessione di Venezia all’Italia. Gli autriaci distrussero gran parte della città e questa si arrese il 22 agosto 1849.

La situazione si trasformò rapidamente in una guerra fra Italia e Austria. I duchi, il Papa e il Re di Napoli inviarono le loro forze armate per il dominio del territorio veneziano. Gli austriaci, intanto, erano alleati con Prussia e Russia (la Santa Alleanza).

Secondo il Trattato di Vienna del 1866, si ristabilì la pace fra Italia e Austria, mentre quest’ultima rinunciò a Venezia in cambio di un’indennità.

Il 19 ottobre 1866, si firmò il Trattato di Venezia, con il quale l’Austria cedette Venezia alla Francia e questa, a sua volta, all'Italia.

Nello stesso anno, con un plebiscito, Venezia entrò a far parte definitivamente d’Italia.

Dall’Unità d’Italia ad oggi

L’amministrazione comunale di Venezia, guidata dal sindaco Riccardo Selvatico, deliberò, il 19 aprile 1893, l'istituzione di un’esposizione biennale d’arte, da inaugurarsi l’anno successivo. La prima esposizione della Biennale di Venezia venne inaugurata, così, il 30 aprile 1895, diventando uno degli appuntamenti più importanti dell’agenda del mondo dell’arte.

A livello urbanistico e territoriale, la Serenissima vide delle importanti trasformazioni nei primi anni del Novecento. Nel 1917, un quarto del territorio di Mestre veniva integrato al comune di Venezia, con la creazione del primo nucleo di Porto Marghera.

Nel 1933, fu costruito il Ponte della Libertà e, con esso, il tratto stradale che conduce all’autostrada per Padova. Per unirla a Mestre, fu costruito il corso del Popolo e fu interrato un tratto del Canal Salso.

Nel dopoguerra, si assistette alla grande espansione edilizia della terraferma veneziana. In parallelo, si produsse un importante esodo, della maggioranza della sua popolazione, dal centro storico. Mestre vide una forte crescita demografica che divenne vertiginosa a partire dagli anni sessanta, a seguito dell'alluvione del 1966, che mostrò la vulnerabilità delle abitazioni ai piani bassi di Venezia.

L'11 settembre 1970, il centro storico fu colpito da una tromba d'aria di intensità stimata F4 sulla scala Fujita, che causò numerosi danni alla città e la morte di 21 persone.

Al giorno d'oggi, la città vive del settore terziario e del suo ruolo di centro culturale, anche grazie alla presenza della Biennale d'Arte e d'Architettura, della Mostra del Cinema e di istituti universitari illustri come la Ca' Foscari. Malgrado ciò, la Serenissima assiste inerme a una irrefrenabile migrazione degli abitanti, dal centro storico alla terraferma, causata, soprattutto, dall’impatto negativo del turismo di massa e dalle difficoltà logistiche della vita in laguna.